“E luce fu”

Il ciclo “E luce fu” di Michele Tombolini ruota intorno a due simboli fondanti: la luce e la croce-bavaglio. La frase biblica, genesi di ogni cosa, apre la dicotomia tra vita e morte presente in tutta la produzione di Tombolini.
Il ciclo nero inaugurato circa un anno fa, segna la scomparsa del colore e l'emergere del lato più fosco. Come in Heidegger, in Tombolini l'angoscia della morte si trasforma in elogio e quintessenza della vita.
Il vivere-per-la-morte di cui parla il filosofo, sottolinea l'opportunità costituita dalla consapevolezza della nostra finitudine, per esaltare e godere appieno del nostro esserci nel mondo.
Quelle croci-bavaglio dicono allora dell'impossibilità di parlare della morte da parte della società in cui viviamo, che preferisce dimenticare, far finta di nulla, nominare con cautela l'evento più importante della nostra esistenza, l'unico in grado di restituirci la potenza del nostro vivere.
I soggetti di Michele Tombolini vengono al mondo, abitano un tempo e uno spazio che li fa emergere da un nulla indistinto per dire qualcosa con la loro sola, muta presenza.

Fiore + Penzo